Sfilata del ricordo Commozione e applausi

CHIAMPO. Per raccontare il Raduno Triveneto degli Alpini a Chiampo si potrebbe scegliere tante immagini: le lacrime di commozione di qualche vècio, il tripudio di tricolori e gli scroscianti battimani con cui 10mila persone hanno voluto accompagnare le 20 mila penne nere. O la forza di chi, alpino, non ha potuto soffocare il richiamo dell’evento nonostante i capricci della salute. Sono state tante le emozioni condensate in una giornata che rimarrà scolpita nel ricordo, come nei marmi di questa città. Chiampo ha saputo accogliere gli alpini sì con tanto entusiasmo, ma anche con un’organizzazione che ha fatto andare tutto liscio.

L’AMMASSAMENTO. Giornata partita con il cielo imbronciato, quando alle 8.30 gli alpini si sono ritrovati a nord del paese per l’ammassamento. In un’ora sono giunte migliaia di penne nere, disposte dal ponte della Filanda fino alla zona Peep, secondo le varie sezioni, dal Trentino-Alto Adige, al Friuli Venezia Giulia, con ovviamente il Veneto. Sono stati ben 220 i pullman giunti in città e convogliati nelle zone vicine all’ammassamento. Lunga la fila di mezzi sulla strada provinciale Valchiampo, chiusa con degli autoarticolati per motivi di sicurezza, consentendo il passaggio soltanto ad autorizzati. Gli agenti di polizia locale con alpini e volontari hanno snellito la rete viaria, facendo percorrere la provinciale su entrambe le corsie ad un unico senso di marcia. Superato il disagio, la giornata è proseguita senza problemi. Dopo i gonfaloni, vessilli e il labaro nazionale dell’Ana, sono partite da largo Mazzocco le sezioni dell’Alto Agide e del Trentino, le più lontane. Ha chiuso il corteo, come da prassi, la sezione vicentina “Monte Pasubio”, con 135 gruppi e 1500 alpini presenti.

Toccanti gli striscioni passati davanti alla tribuna d’onore, ricordando i caduti sui vari fronti, i monumenti ossari della provincia di Vicenza, le brigate e le sezioni storiche. E poi nomi capaci di commuovere, ogni volta, anche i più avvezzi ai raduni e alle adunate: Grappa, Ortigara, Piave e Vittorio Veneto, Nikolajevka e Don, per citarne alcuni. Profondi anche gli slogan scelti dagli alpini: “Ricordare, capire, per un futuro di pace”, “Julia, religione della nostra gente”, “Il Piave ci difese, ora ci unisce”.

I MULI. Immancabili poi i muli, la jeep col pelo si direbbe nel mondo alpino, da Treviso, Longare, e dal leggendario reparto salmerie di Vittorio Veneto. Molte anche le bande e fanfare da ogni regione. Una su tutte, la fanfara storica della sezione di Vicenza. Toccante anche il passaggio degli alpini paracadutisti, al grido del celebre “Mai strac!”. La sfilata è stata un insieme di festa, allegria, commozione e riflessione. Scroscianti gli applausi delle file di persone che hanno voluto far sentire la propria vicinanza e il proprio calore. E gli alpini, oltre all’allegria, hanno portato pure il sole, con un cielo terso e una temperatura mite che ha cancellato ogni titubanza settembrina. Gli applausi più sonori, com’era prevedibile, sono stati tutti per i 135 gruppi della sezione berica, per i gruppi della Valchiampo, e ovviamente per il motore indiscusso di questo raduno triveneto, il gruppo di Chiampo capitanato da Valerio Ceretta. Tutto è andato bene anche per Tommaso, un bambino di una decina d’anni che si era smarrito. Dopo un po’ di apprensione, è stato ritrovato da un alpino, che ancora una volta in un gesto al servizio del prossimo, gli ha fatto da guida riconsegnandolo alle braccia amorevoli della sua mamma. L’ospedale da campo, allestito davanti al Cfp, ha lavorato poco per fortuna. Intervenuto con personale medico soltanto per un lieve malore di un cittadino.

A sigillare l’evento, l’ammaina bandiera, e il passaggio di consegne a Vittorio Veneto, dove sarà il raduno dal 15 al 17 giugno 2018. «Con la nostra semplicità abbiamo cercato di aprire il nostro cuore e fare del nostro meglio per accogliervi – ha detto il sindaco Matteo Macilotti agli alpini-. Ogni famiglia di Chiampo annovera una penna nera. Per noi organizzare questa manifestazione significava dire loro grazie perché credono in questa nazione, che non mollano mai e guardano avanti con speranza alle nuove generazioni». Dopo il rompete le righe, la giornata è proseguita fino all’ultima staffa nei tanti stand allestiti in tutto il paese da decine di volontari. Qui gli alpini hanno potuto ritrovarsi insieme alla gente che li ha applauditi, benvoluti. Amati.

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