la culla del terrore

Incontro con Toni Capuozzo

Vicedirettore del TG5 fino al 2013, dal 2001 cura e conduce Terra!, settimanale del TG5 per dieci anni e poi in onda su Retequattro, sotto la direzione di Videonews. Ha tenuto inoltre, su Tgcom24, la rubrica Mezzi Toni. Nel 2009 Capuozzo ha messo in scena, con Mauro Corona e il complesso musicale di Luigi Maieron, “Tre uomini di parola”, uno spettacolo i cui proventi finanziano la costruzione di una casa-alloggio per il centro grandi ustionati di Herat (Afghanistan). Dal 1983 al 2015 ha ricevuto oltre 60 premi letterari.
Nella stagione 2009-2010 è stato direttore artistico del «Festival del Reportage» di Atri (Abruzzo). Nel 2011, con Vanni De Lucia, ha messo in scena “Pateme tene cient’anni”, una storia di padri e di patrie.
Egli ha rivelato di avere due figli naturali ed un “mezzo” figlio, un bambino che ha portato via da Sarajevo durante la guerra quando aveva 7 mesi e che ha cresciuto, almeno fino all’età di 5 anni, dandogli tutto ciò che poteva. Il motivo che l’ha spinto a strappare il bambino alla sua terra e a portarlo in Italia è quanto di più nobile ci possa essere: orfano di madre e senza una gamba da quando aveva 3 mesi a causa dello scoppio di una bomba, il bimbo aveva bisogno di una protesi, di un “aiuto” per quando, come tutti i piccoli della sua età, avrebbe provato ad alzarsi in piedi, a camminare. Parlando di questo bambino Capuozzo è un fiume in piena. Apre mille parentesi senza richiuderle per la voglia di raccontare questo affetto che lo lega ancora oggi al ragazzo, ora adolescente, nonostante l’abbia dovuto riportare in patria quando aveva 5 anni. Portarlo in spiaggia quando viveva con lui non era facile, racconta, perché molti lo guardavano e chiedevano che cosa fosse successo…e per non parlare di continuo dello scoppio della bomba, un giorno Capuozzo si è inventato un presunto attacco di uno squalo, provocando il rifiuto del bagno in mare da parte di tutti i bambini che avevano ascoltato la storia. Si imbarazza e gli occhi gli si bagnano quando parla dell’ultimo incontro, in gennaio. Ora il figlioccio è un 15enne, avrà probabilmente le prime cotte, vivrà le prime storie e farà, prima o poi, l’amore per la prima volta. Riportarlo a Sarajevo è stato difficile, ma ora si rende conto di quanto quella vita più “semplice”, per il ragazzo, sia migliore di quella che avrebbe potuto avere da noi. Lì non deve raccontare a nessuno per quale motivo sia senza gamba.
Io lo definisco imparziale e meticoloso nell’approfondimento dell’informazione.

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